Volvi para consolidar una obra

Da Clarin del 14.05.1979


Il vecchio sogno del dottor Ruben Dario Oliva

Tornai per consolidare una opera

Ruben Dario Oliva. Il medico della nazionale . Con una vasta carriera nel campo sportivo che abbraccia già più di due decadi, lavorando nel nostro paese e all’estero. Un uomo che detiene quattro titoli di livello secondario e dieci universitari. Che è maestro, insegnante, professore di educazione fisica. Che giocò a calcio nella sua gioventù e che si è specializzato profondamente nel campo dello sport. Ruben Dario Oliva. Un professionista che tornò al paese, immediatamente dopo essersi aggregato durante il Mondiale, per farsi carico nuovamente dell’attenzione della squadra campione. Per avere un’intervista con lui, non mancano domande eccessive. Solo quelle indispensabili, quelle che servono come fase introduttiva. Perché da li in poi, il dottor Oliva è colui il quale tiene la parola.
Perché decise di tornare in Argentina?
Quello che mi diede l’impulso fu il desiderio di consolidare quello che si era ottenuto mediante il campionato mondiale, trattare di fare con esse qualcosa di stabile e valido; perché alla pari di servire di appoggio a questa nuova tappa che si inizia sia utile per concretizzare un’opera che il calcio necessita. Questo è, un orientamento, coordinamento, aggiustamento di criteri in riferimento all’aspetto medico-sanitario-sportivo, applicato al calcio in questo caso particolare.
Bene ,si può dire che sono tornato per concretizzare un vecchio sogno. La medicina dello sport include tutti gli aspetti che prima menzionai. La parte medica assistenziale, ossia la cura delle lesioni, è appena un 30% del totale. Il resto è medico-orientativo-preventivo. questo 30% si fa nel paese, però la cosa che mi attrae è il restante 70%.
Qual è questo sogno che voi menzionate?
Fondamentalmente orientare, creando nella AFA un ente che , senza modificare le strutture attuali, possono centralizzare nella normalità e decentralizzare nell’esecutivo, riferito ad un approccio moderno e realista della medicina sportiva. Per quello necessitiamo diffondere principi nei clubs, attraverso il dialogo e la partecipazione con tutti i professionisti che stanno lavorando nelle squadre. Questo contatto sarà indispensabile per portare avanti la questione.
Questo tiene la sua proiezione vicino alla congiunzione con la società. In medicina ci sono quattro pilastri: promozione, prevenzione, riparazione e riabilitazione. E da qui si può affermare che non si ha capitolo più importante per la promozione della salute che lo sport e l’educazione fisica. Da qui l’importanza dello sport come fattore sanitario-educativo generale. Tuttavia possiamo influire nell’aspetto della prevenzione, utilizzando la motivazione sportiva per realizzare check-up sanitari a grandi quantità di bambini e giovani, imponendolo come condizione, per esempio, per iscriversi ad un torneo di calcio. Da questa maniera, lo Stato potrà realizzare con effettività quello che si chiama tecnica di mostra della popolazione, potendo orientare con precisione la sua politica sanitaria.
Perché scelse il calcio per iniziare la sua esperienza?
Mai volli allearmi con l’ambiente sportivo popolare perché pensai e penso che da qui si può dare un primo passo molto importante. Nel nostro paese il calcio tiene una struttura considerevole che può servire per allargare le basi di quello che non si può fare mediante altre strade. E lo ripeto, perché questo sia possibile abbiamo bisogno della collaborazione di tutti i settori interessati al tema. Se nella AFA, che tien una grande quantità di giovani affiliati mediante i suoi clubs, otteniamo di coordinare questa azione, faremo un grande apporto al paese e contribuiremo alla difesa della struttura biologica dell’Argentina, che non è altro che la congiunzione degli argentini.
Quello che voi proponete è un’idea di largo respiro. Qual è il suo piano nell’immediato?
Adesso dobbiamo girare con la selezione nazionale in Europa. Il compito del corpo medico sarà di tenere i giocatori nelle migliori condizioni possibili. Nel nostro spirito sta nel circoscrivere la selezione alle migliori garanzie, così come trattiamo di farlo durante il mondiale. La differenza è che adesso disponiamo di una maggiore tranquillità, perché c’è più tempo disponibile. Andiamo a completare gli studi medici fatti per i clubs e già facciamo posto nel cammino al processo di controllo, tanto con quelli che andranno in Europa come con i giovani. Questo nell’immediato. Nel medio termine, andiamo ad installare questa politica con criterio sanitario preventivo. Uno Stato moderno può essere valutato nella sua evoluzione tenendo in conto questo aspetto. Perché se bene è necessario puntare ad un elite di sportivi che assumono la rappresentanza nazionale, non si deve disattendere l’attenzione verso la base, dalla quale sorgeranno gli sportivi d’elite.

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