Se potencian las inseguridades

Rubén Darío Oliva. MEDICO DEPORTOLOGO.Los futbolistas conviven con numerosas inseguridades. Una de ellas es el temor permanente que tienen de perder el puesto a manos de un compañero. Por eso suelen ocultar sus lesiones y juegan de cualquier manera, exponiéndose a problemas mayores. Eso ocurre, en gran medida, porque no le tienen confianza al médico del club quie debería su consejero. Y en vísperas de los mundiales todas las inseguridades se potencian.Es cierto que los jugadores suman numerosos partidos a esta altura de la temporada, pero ese no es un problema fundamental para que se produzcan lesiones. El cansancio no es acumulativo. Y con un buen descanso se puede recuperar perfectamente. Lo importante es preparar al jugador para cada partido y generar la condiciones para el descanso y la recuperación. Lo grave es que en los entrenamientos se abusa del potenciamiento muscular. Se realiza un entrenamiento exasperado y eso impide que el jugador se recupere como corresponde. Además, frecuentemente se los expone a lesiones en las partes blandas.Estas cosas ocurren porque no hay una coordinación absoluta entre el trabajo del preparador físico y el médico. La preparación no debe neurotizar al jugador y debe apuntar, sobre todo, a la prevención.En el diario Corriere Della Sera del 27 de marzo hay un claro ejemplo de esto. Un jugador del Milan ingresa a Maranello, donde se entrena habitualmente el equipo, y recibe una instrucción de parte del médico, otra del preparador físico y otra distinta del técnico. Uno le decía que debía realizar trabajos en bicicleta, otro que corriera y el otro que hiciera fútbol. Bajo esas condiciones es casi imposible que el jugador tenga fe en los profesionales que lo rodean.
Da Clarin del 12.04.2002

Los discapacitados y el deporte



Da Clarin del 20.09.1988

Oliva: campi appropriati per giocatori giovani



Da Clarin del 19.10.1966

Oliva: Campi appropriati per giocatori giovani
Il dottor Oliva si trova nella redazione di Clarin. Accettò il nostro invito e ci visitò, portando le sue conoscenze scientifiche applicate al calcio. Saputo che il dottor Oliva è medico sportivo e assessore in materia al Ministero della Salute. Realizzò numero si lavori e ha girato il paese tenendo conferenze. Rappresentò , inoltre, il nostro paese in distinti congressi medici internazionali di medicina dello sport, specialità alla quale si è legato dal 1946. Lavorò nel Rosario Central ed ora fa lo stesso nel Chacarita Juniors. È inoltre professore nazionale di educazione fisica. Fino a qui, il suo curriculum; da qui in poi le sue parole:
Le molteplici implicazioni che tiene lo sport nella società moderna, cominciò dicendo , obbligano a considerarlo seriamente e a trattare di elevarlo nei suoi aspetti educativi biologici, medico e pisco sociologico. I medici che in un modo o nell’altro stono legati allo sport tengono l’obbligazione di apportare i contributi responsabilmente. Gli dei mitologici delle antiche olimpiadi, sono rimpiazzati oggi per la causa di contribuire allo sviluppo della medicina sportiva. Per abbinare con esempi le sue parole, il dottor Oliva proseguì: Prove di quello è che già si sono effettuati sedici congressi mondiali di medicina dello sport, a parte un numero considerevole di incontri scientifici, in distinte nazioni e gruppi di nazioni. La nostra , felicemente, si è vista interessata per lo stesso interesse ed è così che nel nostro paese si son realizzati già varie riunioni scientifiche e si sono fondate società di medicina dello sport in distinte provincie . tuttavia, medici argentini han partecipato a congressi mondiali, rappresentandoci. La Federazione Internazionale di Medicina dello Sport, con sede in Svizzera, è da molti anni esistente. In seguito, il professionista fece riferimento al calcio in questi termini: Il nostro calcio si arricchì e nutrì in una epoca, con elementi formati liberamente e in terreni liberi. Sebbene con errori o difetti, la naturalità piacevole che con questi elementi si svilupparono, permise a molti di staccarsi e illuminare un’epoca che vive nel ricordo di molti. Le cose cambiarono. Il progresso migliorò quelli carenti, ed i clubs comprendendo l’importanza dell’ingresso dei giovani nello sport, organizzarono le divisioni inferiori ed in alcuni casi paragonabili a scuole di calcio. Di queste ultime parole sorse un’espressione posteriore:
il calcio diventa tecnico. Tuttavia tende a tecnologizzarsi la formazione del giocatore. Però è necessario che questa tecnificazione rimpiazzi le carenze con vantaggi e non con svantaggi. È necessario che si applichino con serietà principi, norme e tecniche di ordine medico e pedagogico, che difendano il bambino ed il giovane, evitandogli sforzi effettuati su terreni inadeguati per la loro grandezza, in molti casi senza controllo medico specializzato. Si corre così il rischio di trasformare il calcio in fonte di infermità e non di salute. È conveniente inoltre, per l’acquisizione dell’abilità tecnica e dei riflessi, non affaticare i ragazzini con campi grandi e realizzare l’attività con criterio ricreativo – educativo.
In fine il dottor Oliva disse: Per tutto quello che esposto, è attualità le conclusioni che circa la pratica di questo sport, per parte dei giovani, si redissero nel XIV Congresso Mondiale di Medicina dello Sport, realizzato in Santiago del Cile, coincidente con il mondiale del 1962 e, più precisamente, la risoluzione favorevole del Consiglio Federale della AFA nella sua sessione del 17 settembre del 1963, che approvò la presentazione del signor Guillermo A. Stodart, dirigente della Liga del Pergamino, tendente ad applicare, nella pratica del calcio dei giocatori minori di 16 anni, le raccomandazioni menzionate nel congresso in Cile. Sarà molto conveniente che a incaricare di trattare di una risoluzione di consigli, tutto quello stabilito in quel convegno si compirà ed applicherà in tutte le leghe rappresentanti del Consiglio Federale.

Taricco Mauricio

http://www.clarin.com/diario/2003/05/03/d-00221.htm


Da Clarin del 03.05.2003

Fortitudo Bologna basket



Da La repubblica del 23.05.1997 di Emilio Marrese

Ehi Virtus, Bologna siamo noi



Da La Gazzetta dello Sport del 25.10.1995 di Andrea Tosi

Caro basket mi manchi



Da La Repubblica del 05.10.1995 di Walter Fuochi